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La digestione del cibo
(tratto da internet e dizionari medici)
Il cibo accede al tratto digerente attraverso la bocca, o cavità orale.
L’apertura anteriore della bocca che comunica con l’esterno è circondata dalle labbra, le guance formano le pareti laterali mentre la parete superiore è costituita dal palato duro anteriormente e dal palato molle posteriormente, che si connette con la cavità nasale. Le guance e il palato sono ricoperte dalla mucosa. Alla base della bocca c’è la lingua, un muscolo che svolge un ruolo fondamentale nel processo di trasformazione del cibo che si realizza nella bocca. La lingua è anche l’organo del gusto, in grado di riconoscere i sapori grazie alle 3000 papille gustative, piccole strutture sensoriali dotate di pori, presenti sulla sua superficie.
L’apertura posteriore della bocca è circondata dalle tonsille, piccole protuberanze carnose che, soprattutto nell’infanzia, possono infiammarsi.
Il cibo viene sminuzzato dai denti e ridotto in poltiglia con l’ausilio della saliva prodotta dalle ghiandole salivari e dell’azione meccanica espletata dalla lingua. Quando è pronto per essere inghiottito, si attiva un complesso meccanismo, in parte volontario in parte riflesso (cioè involontario), per cui il cibo masticato viene spinto verso l’orifizio posteriore della bocca, supera le vie respiratorie che vengono automaticamente chiuse per evitare che entri nella trachea anziché nell’esofago, e grazie alla forza di gravità e ai movimenti peristaltici, inizia la discesa attraverso l’esofago. Se si tenta di parlare o respirare durante la deglutizione il cibo può entrare nelle vie respiratorie; questo fa scattare il riflesso della tosse, allo scopo di espellerlo immediatamente.
Le ghiandole salivari sono tre per lato, la parotide, la sottolinguale e la sottomandibolare.
Situate tra la lingua, la mandibola e l’orecchio, producono la saliva che viene secreta alla base della bocca attraverso appositi condotti. La saliva è un liquido in parte sieroso e in parte mucoso e contiene enzimi, come l’amilasi salivare che inizia a scomporre gli amidi, il lisozima, una molecola ad attività antibatterica e gli anticorpi.
è un organo cavo, di forma tubolare, lungo circa 25 cm, dotato di una valvola (sfintere) a entrambe le estremità. Si trova nella parte mediana del torace, circondato dai polmoni e si estende dalla faringe allo stomaco. Le sue pareti sono ricoperte internamente da uno strato mucoso, avvolto esternamente da uno strato muscolare. La sua funzione consiste nel trasportare il cibo e le sostanze liquide ingerite verso lo stomaco. Durante questo tragitto le sostanze nutritive, che una volta inghiottite si chiamano bolo, non vengono assorbite, perché non ancora digerite. Il trasferimento verso lo stomaco avviene, oltre che per gravità, anche grazie a un movimento caratteristico del tubo digerente, la peristalsi: si tratta di una contrazione dei muscoli situati nella parete del tubo digerente che si propaga come un’onda verso il basso, trascinando con sé il contenuto del lume. Queste contrazioni si verificano involontariamente e non sono percepibili. In condizione di riposo, gli sfinteri situati alle estremità dell’esofago sono chiusi, comportandosi come le valvole; quando il cibo viene inghiottito lo sfintere superiore, situato subito sotto la faringe si apre per lasciarlo passare. Allo stesso modo si comporta lo sfintere inferiore, o esofago-gastrico, per permettere al bolo di entrare nella cavità dello stomaco. Questo sfintere gioca un ruolo fondamentale nell’impedire che le secrezioni acide dello stomaco rifluiscano nell’esofago. Infatti mentre la mucosa che riveste le pareti dello stomaco produce un muco capace di proteggerla dalle secrezioni acide, la mucosa esofagea è più sensibile e può essere fortemente irritata se viene in contatto con le secrezioni acide gastriche. E’ quello che accade in caso di reflusso gastro-esofageo, ovvero quando i succhi gastrici rifluiscono nel lume esofageo oppure in presenza di ernia iatale, quando, cioè, una parte della mucosa gastrica attraversa lo sfintere esofago-gastrico e protrude all’interno del lume esofageo.
è un organo cavo della capacità di 1,5 litri circa ma che può dilatarsi fino a 4 litri. Si trova sotto l’esofago, con il quale comunica attraverso il cardias, ma mentre l’esofago si trova nel torace, lo stomaco è situato nell’addome, e tra i due si estende il diaframma, il muscolo che divide la cavità toracica da quella intestinale.
La mucosa, che costituisce lo strato più interno della parete dello stomaco, in questo tratto contiene diversi tipi di ghiandole che secernono: enzimi digestivi, tra i quali la pepsina; l’acido cloridrico, che svolge un’azione chimica sul cibo che deve essere digerito; il muco, una secrezione densa e alcalina che protegge la parete dello stomaco dall’azione corrosiva del succo gastrico. Con questo termine si indica l’insieme delle secrezioni liquide prodotte dalle ghiandole situate nella mucosa che tappezza le pareti gastriche, che si mescolano alle sostanze alimentari e le trasformano in chimo.
Un’altra sostanza secreta è il fattore intrinseco, una proteina necessaria all’assorbimento della vitamina B12.
All’interno dello stomaco, il bolo subisce importanti modificazioni di tipo meccanico e chimico. Infatti la muscolatura che avvolge le pareti dello stomaco imprime movimenti ritmici al bolo che in tal modo si mescola più facilmente e in modo uniforme ai succhi gastrici trasformandosi in chimo.
Questo viene poi sospinto attraverso i movimenti peristaltici generati dalla muscolatura verso l’intestino tenue il quale viene raggiunto passando attraverso la regione del piloro, uno sfintere che chiude l’estremità inferiore dello stomaco.
Le sostanze liquide abbandonano lo stomaco più velocemente di quelle solide, all’incirca in 20 minuti, un pasto costituito da cibi solidi e liquidi rimane nello stomaco per un’ora e mezzo circa; tra le sostanze solide, i grassi richiedono una permanenza più prolungata (almeno 3 ore) rispetto agli zuccheri e alle proteine.
Si trova nell’angolo superiore destro della cavità addominale, subito sotto il diaframma e con i suoi 1500 grammi di peso è la ghiandola più grande dell’organismo. Esso riceve sangue sia arterioso, ricco in ossigeno, tramite l'arteria epatica, sia venoso, tramite la vena porta che raccoglie il sangue proveniente dall'apparato digerente e dalla milza, venoso ma ricco di sostanze nutritive; tutto il sangue in uscita dal fegato si riversa nelle vene sovraepatiche. Nel fegato si trovano, inoltre, le vie biliari che raccolgono la bile la quale, prodotta dalle cellule epatiche, viene convogliata attraverso piccoli dotti (canalicoli biliari) in 'tubi' sempre più grandi sino a un canale chiamato coledoco e da questo all'intestino tenue. Al coledoco afferisce il dotto cistico, il quale permette l'entrata e l'uscita della bile dalla colecisti (o cistifellea), una piccola sacca situata subito al di sotto della faccia inferiore del fegato.
Il compito fondamentale del fegato è quello di drenare il sangue di provenienza intestinale, catturare le sostanze nutritive in esso contenute, metabolizzarle, cioè modificarle chimicamente (sintetizzare proteine a partire dagli aminoacidi, trasformare gli zuccheri circolanti in una forma adatta a essere immagazzinata e viceversa, eccetera) e distribuirle agli altri organi.
Ma oltre alle sostanze necessarie, nel nostro corpo vengono introdotte anche sostanze dannose (farmaci, tossici ambientali e additivi alimentari) e il fegato si fa carico anche dell’eliminazione di queste sostanze.
Da un punto di vista funzionale, la struttura elementare ed essenziale del fegato è la cellula epatica (epatocita). Essa capta sia dal sangue arterioso che da quello venoso della vena porta le numerosissime sostanze, le trasforma per mezzo delle sue complesse strutture cellulari e le immette rielaborate nel sangue o nella bile. La bile è una soluzione acquosa di colore verdastro prodotta dalle cellule epatiche (circa un litro nelle 24 ore), che viene secreta attraverso degli appositi condotti, i canali biliari. La bile è necessaria per il processo di digestione dei grassi e viene immagazzinata nella colecisti dove può essere concentrata fino a perdere i 9/10 del suo volume. La contrazione della colecisti determina la secrezione di un certo quantitativo di bile nel lume intestinale all’altezza del duodeno. Il fegato, infine, svolge altre funzioni, quali immagazzinare le vitamine liposolubili, cioè solubili nei grassi, (A, D, K, B12) e il ferro ed eliminare i globuli rossi che hanno terminato il loro ciclo vitale.
è una vescichetta che può contenere fino a 50 ml di bile, che è composto per il 97% di acqua, per il 2% di sali minerali e acidi grassi. La bile svolge la funzione di emulsionare i grassi, cioè disperderli in minutissime goccioline più facilmente attaccabili dagli enzimi; la bile è di un colore giallognolo ed è amarissima. Il fegato ogni giorno produce 500-1000 ml di bile. La cistifellea si trova dietro al fegato che è una grossa ghiandola posta nella parte superiore destra dell'addome.
è un organo di dimensioni limitate, circa 15 cm di lunghezza e 100 gr di peso, di forma allungata e situato trasversalmente nella zona posteriore della cavità addominale, compreso tra il duodeno e la milza. Si tratta di un organo che svolge due funzioni distinte, infatti la parte predominante del suo parenchima, cioè del tessuto che lo costituisce, è una ghiandola esocrina, vale a dire che produce enzimi, i quali attraverso il dotto pancreatico si riversano nella cavità del duodeno e svolgono una funzione essenziale nella digestione dei grassi, delle proteine e dei carboidrati. Un’altra parte del pancreas, costituita da isole di cellule differenti distribuite in mezzo alle altre, chiamate isole di Langerhans, è invece una ghiandola endocrina, cioè produttrice di ormoni, quali l’insulina e il glucagone. Questi ormoni intervengono a controllare la glicemia: l'insulina favorisce l'ingresso dello zucchero a livello cellulare riducendo quindi il livello glicemico mentre il glucagone lo richiama dai depositi quando in circolo non ce n'è abbastanza per le esigenze dell'organismo. I medici parlano anche di pancreas esocrino e di pancreas endocrino, riferendosi ad una o all’altra delle sue funzioni. Il pancreas esocrino produce circa 1,5 litri di succo pancreatico nelle 24 ore ed è quindi il maggiore centro di produzione di enzimi di tutto l’organismo. Il succo pancreatico è fortemente alcalino e in questo modo neutralizza l’acidità del contenuto intestinale che, quando abbandona lo stomaco ha un alto grado di acidità essendosi mescolato alle secrezioni acide gastriche. In tal modo l'organismo stesso protegge i suoi organi, che se lasciati in ambiente acido andrebbero incontro a distruzione.

La
milza è un organo linfatico intraperitoneale, situato nella loggia superiore
dell’ipocondrio sinistro, di forma semilunare; la superficie supero-laterale è
posta a ridosso del diaframma, cui si modella assumendo una forma arrotondata;
la superficie mediale è attraversata dai vasi splenici all’ilo.
Essa contrae rapporto con il fondo gastrico (faccia mediale), la coda
pancreatica (ilo), la flessura sinistra del colon ed il polo superiore del rene
omolaterale (bordo inferiore).
I margini dell’organo possono apparire lobati per la presenza di alcune
incisure, residuo della fusione dei noduli embrionari. Per incompletezza di
tale fusione, è frequente il rilievo di piccole milze accessorie, che si
presentano come isole di parenchima, generalmente a
ridosso della faccia mediale.
L’arteria splenica origina dal tronco celiaco e penetra l’organo in
corrispondenza della faccia mediale suddividendosi in diversi rami.
La vena splenica origina da numerosi rami parenchimali diretti verso l’ilo
splenico, ove si anastomizzano nel tronco principale, diretto
antero-medialmente verso la superficie posteriore del pancreas.
costituisce la sezione più lunga dell’intero tratto digerente, essendo lungo circa 6 metri, e infatti occupa la maggior parte della cavità addominale; il lume ha un diametro di soli 2,5 cm.
Le cellule della mucosa dell’intestino tenue secernono enzimi digestivi che, insieme agli enzimi pancreatici e alla bile proveniente dal fegato, concludono la digestione del materiale che arriva dallo stomaco. Inoltre, in questo tratto dell’intestino ha luogo un processo che costituisce la fase conclusiva della digestione: l’assorbimento delle sostanze nutritive. E’ evidente che quanto più una superficie è estesa tanto maggiore è la quantità di sostanza che la può attraversare nell’unità di tempo. Per questo la parete dell’intestino tenue è caratterizzata dalla presenza di pieghe circolari coperte da estroflessioni dette villi, sulle quali si trovano delle strutture microscopiche, i microvilli, attraverso i quali avviene l’assorbimento delle sostanze nutritive. Grazie a questa particolare struttura la superficie di contatto viene ampliata di circa 600 volte rispetto a quella che sarebbe se l’intestino tenue fosse solo un cilindro cavo, raggiungendo in questo modo un’estensione pari a quella di un campo da tennis.
Nell’arco di una giornata l’intestino tenue è in grado di assorbire grandi quantità di sostanze nutritive e di acqua, in particolare diversi chili di carboidrati, fino ad un chilo di grassi e 500 mg di proteine, oltre a 20 litri di acqua.
L’assorbimento avviene lungo tutte e tre le sezioni che compongono l’intestino tenue, il duodeno, il più vicino allo stomaco, il digiuno e l’ileo, anche se il segmento che svolge la maggior parte del lavoro è il digiuno. Alcune sostanze, come il ferro o la vitamina B12 vengono assorbite solo in settori specifici del tenue. I vasi sanguigni contenuti nella parete intestinale distribuiscono le sostanze nutritive al resto dell’organismo, dopo aver effettuato il passaggio attraverso il fegato.
Il contenuto intestinale lascia l’intestino tenue per raggiungere l’intestino crasso attraverso la valvola ileocecale.
E' la prima porzione dell'intestino tenue, accollato alla parete posteriore della cavità addominale, dietro il peritoneo parietale. È lungo 24-30 cm, ha una dilatazione iniziale, detta bulbo, e forma con le sue tre porzioni (discendente, orizzontale, ascendente) un'ansa situata sul lato destro e anteriormente al tratto superiore della colonna vertebrale lombare. Il duodeno origina dallo stomaco, con cui comunica attraverso il piloro, e si continua poi nel digiuno, subito dopo l'inflessione duodenodigiunale, volta verso il basso, della porzione ascendente. Il duodeno nel tratto discendente riceve la bile, portatavi dal condotto coledoco, e il succo pancreatico, mediante il condotto pancreatico; presenta numerose ghiandole parietali, dette duodenali, che secernono sostanze che intervengono nella digestione.
DIGIUNO(anatomia)
Porzione dell’ intestino tenue, così detto perché nel cadavere, in genere, è privo di contenuto. Lungo 2-5 metri,comprende genericamente la prima metà del tenue, che fa seguito al duodeno e prosegue nell’ileo, dal quale non si differenzia sostanzialmente, tanto che si parla di solito di digiuno-ileo
Lungo 4 metri, è caratterizzato dall’avere tessuto linfatico nel contesto della sottomucosa. Hanno un centro germinativo chiaro e tra un follicolo e l’altro c’è tessuto linfatico diffuso. Subito sopra al follicolo c’è il villo, i follicoli sono di fronte all’attacco del mesentere dell’ileo (Ileo è intraperitoneale).In superficie, dove ci sono i follicoli, oltre alle cellule caliciformi, ci sono le CELLULE M. Il Digiuno e l'Ileo sono parzialmente mobili in quanto sono uniti soltanto con la parte posteriore dell'addome tramite una plica del peritoneo detta mesentere.
Il colon, o intestino crasso,
Costituisce l’ultima parte del tubo digerente. Si trova nella cavità addominale dove forma una sorta di cornice intorno all’intestino tenue al quale è collegato dalla valvola ileocecale, nell’angolo inferiore destro dell’addome. La valvola ileocecale sbocca nel lume del colon lateralmente, a pochi centimetri dall’inizio del colon; questo primo tratto, a monte della valvola, si chiama cieco e dà origine alla appendice cecale, una piccola protuberanza che a volte può divenire sede di infezione (appendicite). Le altre sezioni del colon sono il colon ascendente, il trasverso, il discendente, sul lato sinistro della cavità addominale, quindi il sigma; a questo segue il retto. Complessivamente misura 1,5 metri di lunghezza. Il diametro della sua cavità è maggiore rispetto all’intestino tenue. Anche le pareti del colon sono dotate di una struttura muscolare che provvede a determinare i movimenti peristaltici, che in questa sede sono necessari a far progredire le feci verso l’orifizio anale. L’onda peristaltica a livello del colon è più lenta che nell’intestino tenue ed è stimolata dall’ingestione di cibo (riflesso gastro-colico) e dall’esercizio fisico, mentre si attenua durante il sonno. Mediamente, il transito attraverso il colon avviene alla velocità di 1 cm all’ora.
Al colon arriva ciò che resta delle sostanze alimentari ingerite, digerite nello stomaco e assorbite nell’intestino tenue, in pratica i residui non assorbibili, come le fibre. La funzione del colon consiste nell’assorbire una parte dell’acqua e degli elettroliti in modo da trasformare i residui non assorbibili in feci solide. Queste si mescolano strada facendo anche con le cellule della parete intestinale che progressivamente si sfaldano. Lo sfaldamento delle cellule delle mucosa, come di quelle cutanee, è un fenomeno fisiologico, in quanto queste cellule vengono continuamente rimpiazzate da cellule 'nuove' che prendono il posto di quelle 'vecchie', che si staccano e vengono eliminate.
La parete del colon contiene anche cellule che producono il muco che svolge una importante funzione meccanica, consentendo un più agevole scorrimento delle feci attraverso il canale intestinale. L’ultima parte del colon, lunga circa 15 cm, è costituita dal sigma e dal retto; a metà circa del retto si trova una dilatazione, l'ampolla rettale, una sorta di deposito per le feci che quando si riempie innesca un riflesso neuromuscolare che determina lo stimolo alla defecazione. Il riflesso neuromuscolare è un meccanismo automatico, involontario che fa sì che la dilatazione della parete dell’ampolla rettale inneschi uno stimolo che, viaggiando attraverso il sistema nervoso, raggiunga i muscoli preposti alla defecazione.
L’espulsione delle feci avviene attraverso due sfinteri, il primo, interno, formato da muscoli involontari, il secondo, esterno, che si contrae e si dilata sotto il controllo della volontà. Normalmente vengono prodotti circa 150 grammi di feci nelle 24 ore.
La digestione, chimicamente( chimica del corpo ) parlando, la trovate cliccando qui.
E' bene leggere quanto scrivono vari professori universitari (cliccare qui)
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Iginio Tartaglini su