Diabete insipido

 

È una malattia caratterizzata dall'emissione di fortissime quantità di urina molto diluita, dovuta a deficit dell'ormone antidiuretico (ADH, adiuretina) prodotto dal lobo posteriore dell'Ipofisi. Questo riduce normalmente nel rene la quantità di acqua nella formazione dell'urina, per evitare una perdita eccessiva di acqua dal sangue. In caso di carenza di adiuretina, quindi, il potere del rene di concentrare l'urina risulta ridotto. Alla disfunzione partecipano anche strutture dell’ipotalamo. Questa disfunzione può essere temporanea o permanente.

Il diabete insipido può essere "primitivo", cioè dovuto a disfunzioni dell'ipofisi e/o dell'ipotalamo, oppure secondario ad asportazione chirurgica dell'ipofisi (per tumori, a trauma o fratture del cranio, ad encefalite e meningite e ad altre patologie più rare. È anche nota una forma di diabete insipido detta nefrogena, nella quale - pur essendo normale la produzione di ormone antidiuretico da parte dell'ipofisi - il rene non risponde alla sua azione.

Il soggetto colpito può emettere da 3 a 30 litri al giorno di urina di peso specifico molto basso (ma normale sotto ogni altro profilo), e deve alzarsi spesso di notte per urinare (nicturia). Per compensare le enormi perdite di liquido ed evitare di andare incontro a disidratazione, egli deve inoltre bere forti quantità di acqua, per cui è, costantemente, afflitto da intensa sete. 

Il trattamento è specialistico, e consiste nella somministrazione di ormoni (vasopressina acquosa, desmopressina acetato) e di farmaci atti a regolare il meccanismo renale di produzione dell'urina (ad es. clorpropamide, carbamazepina).

Ovviamente, la forma nefrogena non risponde alla somministrazione di ormone antidiuretico.

 

                                                     

              Sedi delle principali complicazioni del diabete

 

Diabete mellito

Il Diabete può essere trattato con aloe e, come i beduini del deserto, con una terapia a base di foglie di olivo e rosmarino. 

 

È uno stato patologico caratterizzato da aumento della glicemia, e talora dalla comparsa di glucosio nell'urina glicosuria).

Già nella civiltà mesopotamica (oltre 2000 a.C.) i medici avevano osservato che le urine di certi soggetti attraevano insolitamente gli insetti (mosche e formiche). Ma molto più tardi si resero conto che quelle urine avevano sapore dolce. Nel Medioevo, assaggiando le urine in una sorta di esame, i cerusici si accorsero che alcune avevano sapore "dolce come il miele" (<mellito>).

La parola <diabete> deriva dal greco <dia-bàino> (passo attraverso): pertanto, è una condizione nella quale si ha passaggio (con l’urina) di una sostanza dolce attraverso il rene, o anche di sola acqua, considerata la frequente abbondante emissione di urina (poliuria).

Oggi si distinguono due forme cliniche di diabete:

Il tipo 1 (insulino-dipendente), il più grave, dovuto a carente elaborazione di insulina da parte del pancreas. Detto un tempo <giovanile>, interessa il 10-20% dei casi, prediligendo individui al di sotto di 35 anni. L'insufficiente produzione di insulina è dovuta a riduzione numerica delle cellule beta del pancreas, a sua volta secondaria a fattori di natura infettiva, ambientale, genetica o immunitaria.

 Il tipo 2 (insulino-resìstente), dovuto a scarsa utilizzazione di insulina (di solito normalmente prodotta) da parte dei tessuti periferici. Detto un tempo <adulto>, interessa 1'80-90% dei casi prediligendo soggetti al di sopra di 40 anni; è a sua volta distinto in <obeso> e <non obeso>.

Nella sua genesi certamente i fattori genetici svolgono un ruolo di primo piano, unitamente ad un certo grado di insulino-resistenza a livello dei tessuti. Nel tipo 2, pertanto, il defïcit di insulina può non rivestire importanza determinante.

In ambedue queste forme, la glicemia si eleva al di sopra dei valori <normali> (70-I00 mg/dl); se persiste nel tempo tale aumento provoca lesioni di tipo degenerativo (Aterosclerosi) e/o occlusivo (TROMBOSI) a carico dei vasi sanguigni, o anche lesioni di tronchi nervosi, con conseguenti disturbi funzionali e/o anatomici delle parti colpite.

Per la sua diffusione, il diabete mellito viene considerato come una malattia sociale. I diabetici diagnosticati con certezza sono in Italia circa 1.660.000 (circa il 3% della popolazione); ma si ritiene che ne sia affetto, senza saperlo, un numero pressoché simile. Ogni anno ne vengono segnalati 100.000 nuovi casi; l'aumento del numero dei pazienti accertati è dovuto tra 1'altro alla diagnosi più accurata in virtù dei metodi sempre più raffinati e attendibili di laboratorio, all'aumento dei fattori di rischio (obesità, scarsa attività fisica, stress, farmaci) e alla longevità.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa si contano circa 30 milioni di diabetici, circa il 90% dei quali non-insulinodipendenti. Ma il diabete sta divenendo anche un problema nei Paesi in via di sviluppo, già penalizzati dalle malattie infettive.

Il trend stimato dall'OMS per l'intero Pianeta per gli inizi del 2000 è di circa 200 milioni di diabetici, anche tenendo presente il progressivo invecchiamento della popolazione.

Il diabete mellito può sussistere anche molti anni senza dar segno di sé. Nel tipo 1 i sintomi iniziali sono per lo più rappresentati da sete intensa, poliuria e polifagia; nel tipo 2, da aumento del peso corporeo.

La diagnosi si basa principalmente sulla determinazione della glicemia a digiuno, o su altri esami di laboratorio come la determinazione della glicemia a distanza di 2 ore dal pasto, la curva glicemica, la determinazione dell'emoglobina glicosilata.

Il monitoraggio periodico della glicemia a digiuno viene anche utilizzato per controllare e seguire l'efficacia del trattamento dietetico e farmacologico.

La curva glicemica da carico consente di saggiare la tolleranza del paziente al glucosio. La più comune di queste metodiche consiste nella somministrazione orale di 75 gr. di glucosio (nei bambini e nelle donne gravide 1 g/kg). La curva che si ottiene riportando su carta millimetrata i valori della glicemia rilevata a intervalli di tempo mostra un picco (non superiore a 180 mg/dl) entro la prima ora, con ritorno ai valori di partenza dopo due ore. Nei soggetti diabetici si ottengono valori nettamente superiori. Con la curva da carico si riesce anche a svelare stati di predisposizione al diabete, soprattutto nei bambini e nei giovani, e quindi a intraprendere misure di profilassi (soprattutto alimentari).

Un altro esame molto utile nella diagnosi di diabete mellito è la determinazione della cosiddetta emoglobina glicosilata.

Si tratta di una particolare forma di emoglobina presente nel sangue in grado di combinarsi stabilmente con glucosio. La sua determinazione è importante in quanto fornisce un indice dell'eventuale stato diabetico del soggetto non al momento, bensì nelle 5-6 settimane precedenti l'esame. I valori normali corrispondono al 4,7-8,8% dell'EMOGLOBINA totale.

Se non viene adeguatamente controllato o se è stato diagnosticato molto tardivamente, il diabete mellito può portare a complicazioni anche gravi:

 

Lesioni della retina. Per interessamento dei suoi vasi sanguigni la retina può andare incontro a danni più o meno estesi, con conseguente perdita anche totale della vista. È la complicazione più frequente (30-50% dei casi).  

 

 

Lesioni dei vasi periferici. I vasi arteriosi, in prevalenza dell'arto inferiore, possono divenire sede di sclerosi e di occlusioni: queste ultime possono divenire totali e imporre l'amputazione dell' arto colpito.

Lesioni renali. Nella cosiddetta "sindrome di Kimmelstiel-Wilson", la sclerosi dei vasi e dei glomeruli renali porta ad insufficienza renale, sino ad imporre, nei casi gravi,l'emodialisi e il trapianto renale.

Lesioni nervose. Si verificano tra il 10 e il 40% dei casi, con danno irreversibile delle fibre sensitive e motorie del sistema nervoso periferico e neurovegetativo.

 

   

Zone dove è possibile effettuare le iniezioni di insulina

 

Il trattamento mira fondamentalmente al controllo e al mantenimento della glicemia entro valori accettabili, all'eliminazione dei fattori di rischio e alla prevenzione delle complicazioni. Il raggiungimento di tali intenti è condizionato da una diagnosi precoce o tempestiva e dalla costante osservanza delle prescrizioni da parte del paziente.

La terapia dietetica è talvolta da sola in grado di controllare le forme lievi di diabete, e il diabete florido dell' età matura. È proporzionata all'età e all'attività fisica del soggetto, ed è di solito dell'ordine di 1600-2000 calorie al giorno. La quota dei carboidrati e dei grassi non deve superare rispettivamente il 40%, quella delle proteine il 20%.

La terapia farmacologica consiste nel diabete tipo 1, nella somministrazione di insulina, nella quale esistono forme ad azione immediata, lenta o ritardata (insulina zinco-globina, zinco-protamina, ecc.). Attualmente si ottengono buoni risultati, in casi selezionati, con microinfusori a pompa, che infondono insulina ad erogazioni programmate nelle 24 ore. Nel diabete tipo 2 (ma non in maniera esclusiva) vengono solitamente impiegati gli antidiabetici orali, rappresentati essenzialmente dalle sulfaniluree (stimolano la produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas, e sono particolarmente indicate nel diabete che inizia dopo i 40 anni) e dai biguanidi (favoriscono l'azione dell'insulina esogena nei tessuti periferici e vengono impiegati nel diabete di tipo 2 dopo che la dieta e l'attività fisica si sono dimostrate insufficienti a controllare l'iperglicemia).  

(tratto da un dizionario medico)

Interessante è anche il  PANCREAS . In molti casi il diabete è dovuto ad intolleranze e siamo di fronte ad un "falso" diabete, per cui è bene fare una ricerca sugli alimenti in modo da avere i dati sulla glicemia.

Molto interessante è l'assunzione di aloe nei diabetici.  Possono esserci dei risultati molto buoni, ma non sempre; dipende da individuo ad individuo. Provare non cosa nulla anche perchè non ci sono controindicazioni  Dati raccolti parlano però di Aloe Arborescens, Kinensis ed Barbasensis presi insieme.

 

Iginio Tartaglini

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